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Il Moscato di Lula

moscatoPremessa.

Il progetto “ Tra storia, cultura e ambiente : studio e valorizzazione del Moscato di Lula " ha avuto inizio nel mese di aprile del 2010, con l’ obiettivo di promuovere un percorso sperimentale  per la valorizzazione di questa componente della biodiversità locale, attraverso attività di ricerca storica e scientifica e piccoli campi sperimentali, condotti dal CEAS di Lula con supporto tecnico dell’ Agenzia LAORE e con il coinvolgimento della popolazione locale, in particolare dei viticoltori.  Notizie storiche.  La Sardegna da millenni è terra di viti e di vini. L’ archeologia documenta che i Sardi Nuragici producevano vino almeno dal 1500 a.c. e dimostra l’ importanza che l’ isola ha avuto nella domesticazione della Vitis Vinifera che è da ritenersi una pianta indigena selvatica. Pertanto si ritiene che i popoli che giunsero nell’ isola nel corso dei secoli , inizialmente fenici e cretesi, successivamente punici, romani e bizantini non portarono il ceppo o il sarmento ma l’ arte dell’ innesto, della coltivazione, le tecniche di produzione e conservazione, contribuendo alla diffusione della vite e del vino. Fu tuttavia con la dominazione spagnola ( XIII° - XIV° secolo ) che vennero introdotte le cultivar che con il tempo divennero parte degli attuali vitigni autoctoni della Sardegna.

 

Il Moscato in Sardegna. 

Il Moscato è uno dei vitigni più diffusi e caratterizzati di tutta l’ Europa vinicola, presente fin dall’ antichità in tutto il bacino del mediterraneo, conosciuto dai greci e dai Romani , le testimonianze storiche sul moscato e sulle origini sono svariate e talvolta sconfinano nella leggenda. Quella che Plinio il Vecchio chiamava uva apiana, in quanto le api ne erano attratte per la loro dolcezza, era verosimilmente uva moscato. Secondo alcuni il termine sarebbe derivato da un’ antica uva greca chiamata “ Moschaton “, mentre per altri potrebbe derivare dal latino “ Musca “ , cioè mosca, insetto che come l’ ape è fortemente attratto dai profumi e dai sapori zuccherini. Secondo i francesi, il nome “ Muscat “, termine con cui i transalpini chiamano il moscato, deriverebbe da “ Musqué “, ovvero muschiato, che però può anche indicare genericamente qualcosa di fortemente aromatico. Le uve moscato, nelle differenti varietà, sono tra le più coltivate al mondo. Tra i suoi cloni in Sardegna è diffuso da tempo immemorabile il moscato bianco, la cui presenza può essere fatta risalire all’ epoca dell’ occupazione romana, ma data la sua diffusione potrebbe essere arrivato in Sardegna anche in epoca pre-romana.Qui, nel corso dei secoli e con il concorso dei diversi terreni e delle differenti condizioni pedoclimatiche , le sue caratteristiche si sono differenziate dal ceppo continentale originario. Nell’ ambito delle diverse aree geografiche dell’ isola, hanno origine vini ben differenziati : Moscato di Sardegna, Moscato di Cagliari e Moscato di Sorso-Sennori.  Lula e la viticoltura. 

La memoria storica dei viticoltori lulesi racconta di una tradizione viticola molto antica, tramandata di generazione in generazione che prosegue tuttora. Infatti, se si potesse tornare indietro nel tempo ed osservare il paesaggio rurale lulese del passato, si potrebbe notare la presenza di numerosissimi vigneti, distribuiti nelle aree limitrofe al centro abitato e soprattutto nelle zone di Conzeddu, Su Taeddagliu, Discanu e Bonatessere , ubicate  a nord del paese e particolarmente vocate per la coltivazione del moscato.La pratica della viticoltura era ampiamente esercitata in passato, non tanto come attività economica principale, quanto come supporto all’ economia familiare. Infatti, chiunque avesse la disponibilità di un appezzamento di terreno vi realizzava Su pastinu, con al messa a dimora di un piccolo vigneto ed alcuni alberi da frutta.Tale pratica non era pertanto identificativa di una particolare categoria o settore produttivo, ma era esercitata da tutta la comunità. Nonostante ciò Lula non era un centro specializzato sia nelle tecniche di coltivazione ed in particolare nell’ innesto, per il quale si chiedeva il supporto di esperti provenienti da altri paesi, che nella vinificazione, come documentato nel Dizionario Geografico – Storico – Statistico – Commerciale degli stati di S. M. Il Re di Sardegna di Angius/Casalis, risalente alla prima metà dell’ 800, in cui alla voce LULA , nella descrizione dell’ attività agricola si riporta : “ Le uve o perché non vengano, o non si lascin giungere a maturità, e poi perché manchisi nell’ arte, danno vini agri e di poca sostanza quantunque nell’ azione  del fuoco esalino gran copia di spirito. “vendemmia2005-023Negli anni, grazie ad un progressivo miglioramento delle tecniche di coltivazione e vinificazione il prodotto finito è notevolmente migliorato e oggi acanto a numerosi vigneti coltivati in maniera per lo più amatoriale, secondo le antiche tradizioni, sono attive alcune aziende agricole vitivinicole. Il Moscato di Lula.  Dall’ attività di ricerca si rileva che i vigneti presi in esame hanno età che variano dai 160 a  4 anni. Quelli più giovani, nella maggior parte dei casi, sono “ figli”  di antichi vigneti  già presenti negli stessi terreni, estirpati e reimpiantati attraverso l’ innesto delle cultivar preesistenti, in un processo di rinnovamento continuo che ha permesso di tramandare nel tempo varietà molto antiche come quella del moscato. Infatti nonostante non emergano significative notizie relativamente all’ origine ed alla provenienza di tale vitigno, sulla base della datazione dei vigneti, si può ragionevolmente affermare che questa varietà fosse presente nel territorio  almeno dalla metà dell’ 800.Tutti gli intervistati hanno rilevato alcuni importanti caratteri distintivi del Moscato di Lula rispetto ad altre cultivar di moscato, quali il color giallo-oro degli acini, la particolare dolcezza ed aromaticità e lo straordinario profumo sprigionato dal frutto.  Tali caratteristiche permettono di conferire altrettante peculiarità anche ai vini prodotti, e possono considerarsi frutto del legame sviluppatosi nel tempo tra strutture vegetali, natura dei suoli, condizioni termo igrometriche e ambientali in genere, dalle aree storiche di coltivazione, determinando così caratteri di tipicità della pianta che può essere definita una biodiversità locale.  Ricerca scientifica. Al fine di dare fondamento scientifico  alle teorie popolari, il CEAS, col supporto specialistico dei tecnici di LAORE, ha intrapreso un’ attività di ricerca scientifica articolata in più fasi, volta ad individuare i parametri utili alla caratterizzazione della cultivar in esame, nonché le interconnessioni con altri elementi biotici ed abiotici in cui questa trova le condizioni ottimali di sviluppo. Nella prima fase di indagine, i viticoltori coinvolti hanno fornito notizie relative all’ età dei vigneti, all’ estrazione e all’ ubicazione di ognuno e alle varietà presenti.Tali informazioni hanno permesso di procedere alla mappatura e all’ individuazione delle aree maggiormente vocate nel territorio. Nel mese di settembre 2010, prima della vendemmia, sono stati eseguiti i sopralluoghi sul campo, con la produzione di documentazione fotografica e il recupero e la catalogazione dei campioni di moscato. In questa fase sono state compilate anche le schede di caratterizzazione della pianta e del frutto con la descrizione dei parametri significativi quali : vigoria, forma di allevamento, fioritura, fruttificazione e produttività della pianta, periodo di maturazione, dimensione e forma del grappolo, dimensione, forma, colore, consistenza, succosità e sapore degli acini, numero di vinaccioli. L’ analisi delle schede ha permesso di ricavare una prima base di dati utili a definire alcune caratteristiche comuni riconducibili al Moscato di Lula. Per il monitoraggio della cultivar nelle varie fasi vegetative sono stati scelti quattro vigneti con caratteristiche differenti : Presenza di piante ultracentenarie Presenza di piate di circa 80 anni di età Presenza di piate di circa 30 anni di età Presenza di piate di circa 5 anni di età. Ciò ha permesso di osservare l’ evoluzione della pianta in funzione dell’ età, del metodo di allevamento e dell’ moscato-gialloubicazione. L’ analisi e il confronto dei dati raccolti nelle varie fasi di indagine permetterà di definire con maggior certezza i caratteri distintivi della cultivar. Campi sperimentali. La realizzazione di piccoli campi sperimentali ha rappresentato il cuore dell’ intervento progettuale, in quanto ha comportato il coinvolgimento attivo dei viticoltori lulesi nell’ intervento di recupero e salvaguardia del “ Moscato di Lula “.Il CEAS  infatti ha messo a disposizione e distribuito agli aderenti al progetto, 1.000 barbatelle di tale cultivar innestate con marze prelevate da un vigneto locale. Inoltre grazie alla preliminare attività di ricerca è stato possibile creare una vera e propria banca dati dei Custodi della Diversità ed una piattaforma di scambio alla quale è possibile fare riferimento per ottenere le marze dei vitigni autoctoni utili ad eventuali innesti.    Gemellaggio con la scuola. Nel mese di ottobre 2010, il CEAS di Lula ha organizzato una visita guidata rivolta ad alcune classi dell’ Istituto Tecnico Commerciale “ Luigi Oggiano “ di Siniscola, al fine di creare occasioni di confronto tra vecchie e nuove generazioni, favorire lo scambio di idee e buone pratiche, nonché la conoscenza delle risorse e della peculiarità territoriali. L’ itinerario si è svolto secondo due tappe principali : Visita all’ Azienda Agricola Serone a nord dell’ abitato di Lula, in cui i titolari hanno illustrato le tecniche di impianto ed allevamento del vigneto, con particolare attenzione alle metodologie adottate per l’ uso sostenibile della risorsa idrica, quali raccolta e riutilizzo delle acque piovane e irrigazione a goccia. E’ stato possibile inoltre osservare gli interventi di recupero e valorizzazione di cultivar autoctone quali “ Muscatu Anticu “ e “ Solopo “  già attivi nel vigneto.  Visita dell’ Azienda Agricola “ Tuppitta “, situata a sud del paese , nella quale sotto la guida  dell’ enologo gli studenti hanno visitato la cantina e l’ impianto di trasformazione del prodotto, assistendo anche alla fase di molitura delle uve moscato provenienti dall’ Azienda Serone. Ciò ha permesso  di evidenziare come sia possibile cerare una filiera corta, anche attraverso la collaborazione tra aziende del territorio al fine di  valorizzare le risorse e le peculiarità ambientali e locali dal punto di vista economico, ottenendo produzioni di qualità. Obiettivi raggiunti.  Promozione di interventi di conservazione, ripristino e mantenimento del germoplasma locale. Conoscenza dell’ interconnessione tra peculiarità ambientali, economiche, culturali e sociali del territorio attraverso l’ analisi e lo studio dell’ attività di coltivazione della vite. Coinvolgimento attivo nell’ attività di studio e ricerca di vari portatori di interesse quali, aziende agricole, viticoltori, popolazione. Promozione della conoscenza di cultivar tipiche del territorio e sensibilizzazione sui temi della tutela delle biodiversità locali. Promozione di buone pratiche per la gestione sostenibile delle aziende agricole ed incentivazione di nuove attività imprenditoriali che facciano delle biodiversità locali il proprio punto di forza.

I Custodi della Biodiversità : Gianni Arrigo, Emilio Asproni, Azienda Agricola Serone, Giorgio Calia, Giovanni Calia, Nicola Calia, Raimondo Chessa, Pierino Deiana, Bachisio Guiso, Guiso Salvatore , Antonello Lai, Gabriele Leoni, Raimondo Leoni, Giuseppa Loi, Giacinta Marras, Nicolino Marras, Giuliana Marreddu, Giuliana Monni, Sebastiano Mussinu, Caterina Pinna, Pinna Silvestro , Pietro Paolo Pintus, Elia Piras, Giuseppe Porcu, Raimonda Porcu, Giovanni Sale, Piera Salvai, Giovanni Sanguinetti, Tonino Udas, Giampietro Zidda, Salvatore Zizi.

Testi e foto forniti e redatti dalla società Veranu di Lula.

Società interamente al femminile costituita nel 2010, le cui socie gestiscono il Centro di Educazione Ambientale "Julia" di Lula, che fa parte del nodo provinciale della rete INFEA (Informazione, Formazione, Educazione Ambientale)